RIMINI. Sorpresa ed imbarazzo. Ma nessun ricorso alla querela. Perché nelle ultime ore, dopo le dichiarazioni al vetriolo da parte del numero uno del Rimini Biagio Amati all’indirizzo della Lega Pro («lega antica che pensa solo a fare cassa» il succo del suo affondo), secondo i ben informati il presidente della vecchia serie C Mario Macalli stava pensando di muoversi per vie legali nei confronti della società biancorossa.
Una voce smentita categoricamente dallo stesso Macalli, il quale tuttavia non cela il proprio sdegno.
«Di fronte a certe parole mi sento allibito - esordisce Macalli - ma non ho querelato assolutamente nessuno. Affermare che noi siamo dei ladri è pesante e offensivo, perché al contrario non abbiamo incassato nemmeno un euro dai soldi dei ripescaggi. Per chi ha fatto i play-off c’è questa possibilità di salire in Prima, poi sta alle società decidere se attuarla o meno. Però lo ripeto, certe frasi non hanno alcun senso. Anche perché noi non ammettiamo, né escludiamo nessuno. Le regole sono state emanate dal Consiglio Federale illo tempore, non sono state certo inventate ieri. Abbiamo 69 squadre, ma resta tutto invariato, con due categorie e quattro gironi, ed annessi play-off e play-out. Ad oggi di queste 69 squadre, 32 sono in Prima e 37 in Seconda divisione, vedremo tra il 30 luglio (termine per presentare la domanda di ripescaggio alla Prima divisione, ndr) e l’8 agosto (data in cui tali richieste verranno giudicate, ndr) se cambierà qualcosa. Io antico? Sono orgoglioso di esserlo, perché un mobile antico come un Maggiolini vale più di uno moderno».
Il nodo ripescaggi.
Inevitabile quindi che torni a galla la ruggine di un estate fa, per quel braccio di ferro tra Lega Pro e serie D sempre in tema di ripescaggi, in cui il club biancorosso venne (più o meno direttamente) preso in mezzo, rimanendo in bilico tra D e Seconda fino al 4 agosto 2011, quando diventò a tutti gli effetti una società professionistica. «Sono entrati tra i professionisti senza aver vinto nulla, forzando una normativa stravolta in corsa.
Se qualcuno (la serie D appunto, ndr) gli aveva fatto promesse che non poteva mantenere, se la sarebbero dovuta prendere con questi soggetti. Io non ce l’avevo con loro, ero contrario al loro passaggio in Seconda soltanto per una questione regolamentare».
La chiusura è fragorosa almeno quanto l’attacco. «Gradirei maggior collaborazione tra i presidenti, non offese. Avesse detto Amati delle cose simili con Cestani (l’ex presidente della C scomparso nel ’90, ndr), a quest’ora sarebbe già un uomo morto...».
Gian Marco Porcellini